Sheng Shu Edizioni

La casa editrice Sheng Shu, con la sua collana ‘Gocce di Cielo’, pubblica opere dei maestri della tradizione del Dōng Shèng Méi e testi di tradizioni affini, quali lo Dzogchen, che trattano specificatamente il tema della ‘vera natura’ della mente.
Il Drago delle Nuvole
L’opera tratta dell’essenza più pura degli insegnamenti atti al risveglio degli individui, secondo la tradizione cinese del Dōng Shèng Méi (Sacra Rosa d’Oriente). Pur se con le dovute specificità, possiamo affermare che il Dōng Shèng rappresenti per la tradizione spirituale della Cina, ciò che lo Dzogchen rappresenta per il Buddhismo Tibetano e l’Advaita Vedanta per l’Induismo.
Il testo costituisce una raccolta di insegnamenti trasmessi oralmente da Chien Teng Ho (l’attuale maestro preposto alla guida del Dōng Shèng Méi) ai propri studenti di Taiwan, durante una serie di incontri tenutisi tra il mese di febbraio del 2018 e il mese di marzo del 2022.
L’opera è suddivisa in tre parti: ‘Insegnamenti’, ‘Pàn Mào’ (dissolvere le apparenze) e ‘Pratica’, ciascuna corrispondente ad uno dei Tre Principi Essenziali (Corpo, Energia e Spirito) che, secondo la tradizione del Dōng Shèng Méi, sono gli elementi fondanti, che costituiscono la natura umana.
In appendice è stato inserito un breve scritto di Chien Teng Ho: ‘La Liberazione in Cinque Passi’, che costituisce parte integrante delle trasmissioni orali date dal maestro ai suoi studenti e rappresenta un supporto essenziale per tutti i sinceri praticanti.
Buddhità senza Meditazione
Il volume contiene la prima traduzione italiana dell’opera di Düdjom Lingpa “Buddhità senza meditazione”, testo inestimabile della tradizione Dzogchen (Grande Perfezione), curato personalmente da Chien Teng Ho è arricchito dal suo prezioso commento. E’ suddiviso in due parti: l’opera e il commento.
Düdjom Lingpa (1835-1904) è stato un famoso maestro e tertön del Buddhismo Tibetano, la cui peculiarità era quella di ricevere gli insegnamenti spirituali e le pratiche di meditazione direttamente da maestri disincarnati e bodhisattva, nel corso di incontri visionari. Tra i maestri spiccano i nomi di Guru Rinpoche (Padmasambhava) e della sua consorte Yeshe Tsogyal; tra i bodhisattva divinità del calibro di Avalokiteshvara, Manjushri e Vajrapani. Con il termine ‘tertön’ (‘scopritore di tesori’) si fa riferimento a quella tipologia di maestri che hanno la capacità di ritrovare i terma (‘tesori nascosti’) di cui quest’opera costituisce un esempio particolarmente significativo e uno dei maggiori contributi alla conoscenza del Nang Jang.
Il Nang Jang è una sorta di allenamento volto ad affinare la percezione della “realtà”. Nel Dōng Shèng Méi tale capacità viene addestrata all’interno di un ricco e complesso sistema di pratiche, che prende il nome di Pàn Mào (lett. ‘dissolvere le apparenze) volto a trasformare e a dissolvere il punto di vista del praticante. Tale obiettivo viene raggiunto affrontando la questione del punto di vista a trecentosessanta gradi, per mezzo di strumenti propri della dimensione del Corpo, dell’Energia e dello Spirito. Una volta dissolte le apparenze sensoriali, emotive e concettuali, la nostra vera natura si rivela, per mezzo della sua chiara luce (Liàng), come un sole sfolgorante in un cielo terso.
Il Drago delle Nuvole: la Caduta dell’Identità
L’opera tratta dell’essenza più pura degli insegnamenti atti al risveglio degli individui, secondo la tradizione cinese del Dōng Shèng Méi (Sacra Rosa d’Oriente). Pur se con le dovute specificità, possiamo affermare che il Dōng Shèng rappresenti per il Taoismo, ciò che lo Dzogchen rappresenta per il Buddhismo Tibetano e l’Advaita Vedanta per l’Induismo.
Dopo gli incontri e le trasmissioni conferite a Taiwan, a un vasto numero di membri della Scuola, è stata la volta di Hong Kong e delle sue antiche ‘famiglie’, in un contesto più intimo e tradizionale. Qui Chien Teng Ho ha risposto alle domande degli allievi di ogni grado, restando centrato su un’unica questione: la ‘caduta dell’identità’. Un tema complesso, che segna il confine tra ‘ciò che appare’ e ‘ciò che è’, tra il ‘relativo’ e l’‘assoluto’, tra il ‘conoscibile’ e il ‘puro essere’. Durante le trasmissioni, Chien Teng Ho si è spinto ben oltre quel limite, testimoniando con la sua presenza ciò che non può essere espresso con le parole.
In appendice sono stati inseriti due contributi del maestro: il “Canto senza voce”, breve componimento che costituisce parte di una ‘trasmissione diretta’, e la “Postfazione”, che sigilla l’inizio e la fine del prezioso contributo donato da Chien Teng Ho nel corso degli anni.





